Crocevia della luce. La casa del Rio

Una seggiola di legno si offre alla luce. La grossa catena che pende dal camino è pronta a ricevere il paiolo per la pasta. Lo smalto blu a cuori rossi dell’armadietto dietro la porta è vivido, come la pittura che modesta fa capolino dall’intonaco scrostato, due stanze più in là.
Nessuno vi risiede più da molti anni ma certo non appare disabitata la casa del Rio. La natura entra dalle finestre, vince i pur solidi mattoni affacciandosi dagli interstizi; foglie e fronde si fanno largo attraverso qualche vetro rotto ma sono gentili, quasi a modo loro ricordassero l’Angela, Fabio, la Maria, che piante, animali e pietre ascoltavano come le persone.
Questa è la sala dove scrivevano, questa la cucina. Qui di sopra dormivano Fabio e l’Angela, questo era il regno dell’Emma e Gino: su quella parete c’era la libreria. Un camino in ogni stanza, oppure una stufa di coccio. Fabio naturalmente è Fabio Tombari, l’Angela – Busetto – è sua moglie, Maria loro figlia, Emma e Gino Ondedei i fedeli compagni di una vita, custodi della casa di Rio Salso dove la famiglia Tombari visse dagli anni Cinquanta del ‘900.
Dorino Generali, insieme con il fratello Giorgio attuale proprietario della casa di via Pieggia e dei terreni circostanti, suddivisi per decreto della storia e per capriccio della natura tra i Comuni di Tavullia e Mondaino, ci accompagna a ritrovare uno dei luoghi più cari alla memoria di queste zone. Non c’è, a Rio Salso, quarantenne o giù di lì che non racconti d’aver fatto merenda con l’Angela (i compiti, anche), mentre della casa del Rio i più grandi ricordano soprattutto l’atmosfera brillante e ricca di stimoli (scrittori, artisti del cinema, pittori, il fior fiore della cultura, e venivano tutti a trovare Fabio e l’Angela. I nomi? Chi c’era dice Fellini, Tonino Guerra, Sergio Zavoli, Luigi Santucci: impossibile citarli tutti, compresi gli amici più giovani, come Francesco Scarabicchi o Alfredo Chiàppori. Intellettuali e persone semplici, dicono qui. E tutti portano nel cuore l’immagine sorridente di Fabio – così voleva esser chiamato – che, sole, pioggia o vento ogni giorno arrivava in cima alla collina per incontrare i ‘suoi’ alberi, salutare gli uccelli (I nomi, ma l’elenco è senz’altro incompleto, sono quelli ricordati dai nostri testimoni ed emersi nel corso del convegno Omaggio a Fabio Tombari  – Fano-Rio Salso, 18-21 Gennaio 1989, organizzato da diversi Enti tra i quali le Amministrazioni comunali di Tavullia e Fano).

Papà mi faceva regali bellissimi: ogni giorno tornando dalle sue camminate portava alla mamma un fiore di campo e a me un seme o una bacca colorata (Maria Tombari, febbraio 2001).

Dalle carte in nostro possesso risulta che la casa nella sua struttura attuale è stata costruita nella seconda metà dell’Ottocento, e, successivamente, acquistata dal padre di Angela, Mario Busetto. La tradizione vuole che un tempo fosse adibita a stazione di Posta, anche se di questa notizia sinora non abbiamo trovato riscontro nei documenti, precisa Giorgio Generali. Di origine veneta (gallina padovana, si definiva Angela con ironia di gentildonna campagnola), i Busetto arrivarono da queste parti all’inizio del ‘900: ancora oggi il nome della famiglia è legato all’imprenditoria agricola, settore nel quale ha lasciato un segno forte Ida Busetto (cugina di Angela, sottolinea ancora Dorino), che dal 1953 condusse l’azienda di Montecalvo in Foglia fondata dal padre nel 1910.

Per più di quarant’anni siamo stati come una grande famiglia, interviene Liliana, moglie di Dorino, figlia di Emma Pagnoni e Gino Ondedei: sono nata a Pontevecchio, poco più su, ma sono cresciuta qui, insieme con Maria; mio padre lavorava per Mario Busetto, e quando l’Angela e Fabio vennero a stabilirsi nella casa qui al Rio assunse le mansioni di custode. Mia madre aiutava l’Angela in cucina e nelle faccende domestiche. Hanno vissuto insieme più d’una vita, sempre dandosi del ‘Lei’. Nella proprietà di Rio Salso abitavano anche i contadini di Mario Busetto, Maria e Gigi Giamprini con i loro figli.
La famiglia Generali è invece originaria di Montecalvo in Foglia (Monte del Tesoro la località, ed evoca leggende vicine a quelle richiamate da Montelevecchie, oggi Belvedere Fogliense di Tavullia, sopra Rio Salso): il nonno materno di Dorino e Giorgio era Marco Ceccarelli, el tintor, (1876-1958), qui noto ancor oggi per le sue stampe a ruggine. Dopo una vita trascorsa tra i motori, dalle trebbiatrici alle auto ‘truccate’ per le Mille Miglia, Dorino è insieme con Giorgio da molti anni titolare di un bell’autosalone nato dall’autofficina fondata dal padre Livio, situato proprio di fronte alla casa dei Busetto.

Papà era lo scrittore, l’artista e mamma teneva i cordoni della borsa, ma mancando totalmente di razionalità, sembrava sempre che fossimo poveri malgrado la campagna e lo stipendio di papà. Sono cresciuta a pane e filosofia (Maria Tombari, gennaio 2001).

L’Angela che corregge le bozze con teutonico zelo; l’Angela che amorevolmente organizza la giornata di Fabio e ne tiene la corrispondenza; l’Angela, che accompagna Fabio a riconoscere l’orizzonte della filosofia: non è qui il caso di tornare sull’apporto del raffinato ingegno di Angela Busetto all’opera del marito (cfr. la testimonianza di Sandro Piscaglia in T come Tombari, Fabio, Amministrazione comunale di Tavullia, 2001).  Donna di gran carattere ed eleganza antica, Angela si era ritagliata al Rio la parte che più sentiva corrisponderle: per Fabio, una vera e propria compagna, che alla letteratura affiancava (probabilmente anteponeva) la sapienza di chi conosce i fiori (le rose dell’Angela!), sa rammendare, intrecciare fili (lavorava sempre a maglia: maglioni, sì, ma anche vestiti, cravatte per Fabio) e, come vera castellana, conosce l’arte di guarire – non solo con le erbe, delle cui virtù era esperta.
Cucinava, anche, prosegue Liliana: da brava veneta il riso con le patate, poi le mele cotte, le marmellate. Certo, anche la pasta, le tagliatelle per esempio, ma quelle di solito le faceva mia madre. Il Venerdì qui al Rio da sempre c’è il mercato: lei comprava qualcosa in ciascuna bancarella: Tutti devono vivere, diceva.

Le sue specialità erano la cotognata, la limonata (una volta abbiamo anche allestito un chiosco per venderla lungo la strada, insieme con i figli della Maria!), ma soprattutto lo sciroppo di rose, che diluiva con acqua fredda per offrirlo agli ospiti, specie d’estate radunati all’ombra dell’ippocastano. Davvero le si illuminano gli occhi quando torna agli anni trascorsi con la Famiglia Tombari: Lucia Generali, figlia di Liliana e Dorino, è forse più di tutti qui al Rio fedele al ricordo di nonno Fabio e nonna Angela. A lei, cauta adolescente, il tempo ha riservato l’emozione di toccare con mano le parole dell’ultimo Tombari prima che fossero fissate nella pagina stampata, quasi a sbirciare nell’officina creativa del grande scrittore. Ormai anziani, nonno Fabio dettava all’Angela, poi io, che all’epoca me la cavavo piuttosto bene con la macchina da scrivere, ricopiavo la prima bozza da inviare all’editore, sempre sotto la supervisione dell’Angela. Di solito lavoravano la mattina, guai a chi fiatava, quando scrivevano. Lucia, il cui nome è segnato sullo stipite della porta che misurava i progressi nella statura dei bimbi di casa insieme con quelli di Giovanni, Anna ed Elena, figli di Maria ed Ettore Puglisi, rivede di Fabio l’umorismo, l’impazienza nella curiosità, anche una certa ruvidità. Era una persona piuttosto appartata, come se dopo un po’ sentisse il bisogno di ritirarsi. Era l’Angela a intrattenere le persone (Angelotta, la chiamava lui), e Maria, la loro figlia purtroppo mancata qualche anno fa, ha ereditato questa sua infinita capacità di accoglienza.

Arrivando da lontano trovavo la casa di Rio Salso, specie di domenica, sempre con qualche ‘satellite’ in visita. Qualcuno simpatico, ma qualcuno decisamente no e dicevo a papà: Ma come fai a sopportare tutti? E lui mi rispondeva disarmante e disarmato: Ma, Maria, in ognuno c’è il Cristo. Spesso concludevamo ridendo che era ben nascosto sotto una cotenna di lardo notevole. […] Sì, figli dell’anima. Tanti negli anni son passati per casa: il piccolo muratore, lo studente, l’universitario, il soldatino, il tormentato, lo sbandato. Tutti chiedevano un padre, un consiglio, una guida, un po’ di affetto e di luce (Maria Tombari, maggio 2001).

Dopo pranzo si cantava l’opera, riprende Lucia riecheggiando una presenza forte tra le pagine tombariane; con la nonna Angela ho trascorso anche tante serate divertentissime davanti alla tv, un apparecchio piccolo che avevano nella sala del camino, a guardare Sandra e Raimondo, oppure le commedie di Macario.

L’Angela, vestita dei prediletti bianco, blu, azzurro, i suoi mobili smaltati di rosso. L’Angela col cerchietto a trattenere i capelli candidi. L’Angela, che – sorride ancora Liliana – non credeva ai microbi. L’Angela, la cui eredità più preziosa è in quelle bucce di mandarino il cui profumo saliva per la casa dalla stufa di coccio, nel presepe allestito dentro il camino, nella coppa lavadita che – forse unica in tutta Rio Salso – passava tra i commensali a fine pasto. L’Angela, che non chiudeva le ultime lettere (alcune delle quali deliziosamente istoriate) senza un pensiero per gli abitanti del Rio. Un lascito di attenzione e di rispetto, quello dell’Angela, che risponde all’essenza della casa, e nel quale la pagina di Fabio si traduce tuttora in quotidiana verità.

Sorseggiavo la limonata, avevo diciotto anni ed ero perso nel mare di parole dell’ultimo contemplatore di lucciole che immaginavo entrassero ed uscissero dai suoi libri, lucciole eterne con i loro lasciapassare perenni (Francesco Scarabicchi, in  I segnali della natura. Una giornata di studi su Fabio Tombari, Comune di Fano, Biblioteca Federiciana, Quaderno n. 1, pp. 59-60, 1989.).
Lui non andava mai a dormire senza aver guardato le stelle. La mattina, la prima cosa che faceva era camminare scalzo sull’erba, per prender vigore dalla rugiada (Lucia Generali).

La meridiana, incurante dell’ora legale, segna le quattro del pomeriggio. L’aria è fresca di Aprile. Anche le ragnatele restituiscono la luce, tra le pietre e i legni degli infissi.

Cristina Ortolani, aprile 2011, da “Promemoria”, n. 2

 

Grazie  alla Famiglia Generali per aver condiviso con noi i ricordi su Angela e Fabio

ladirce

3 thoughts on “Crocevia della luce. La casa del Rio”

  1. Ciao, volevo semplicemente ringraziarti per questo articolo. Abito a Rio Salso da che sono nato, e da che ricordo provo profonda attrazione per la casa di Tombari. Da anni sogno una nuova vita per il casolare: vedere una struttura così bella, carica di energia vibrante e con così tanto potenziale lasciata cadere in rovina mi rende profondamente triste.
    Passeggio spesso all’interno della corte con il mio cane. E la mente vaga.
    Grazie di nuovo.

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