Montelevecchie. Una rocca, un eremita, le vegliarde

Le “vegliarde”, il Beato Ugolino, le immancabili storie del soprannaturale, che reggono senza un plissé il confronto con le saghe e il fantasy, specie se narrate sottovoce in una notte di nebbia e vento, il gemellaggio ecumenico con una parrocchia danese e poi, ancora, il tiramisù della Ida, già entrato nel mito, la vocazione all’accoglienza: eh, sì, proprio un bel posto, Belvedere Fogliense, pardon, Montelevecchie, frazione di Tavullia a un chilometro dalla Romagna.

Niente di speciale, se ci si ferma all’apparenza: la guerra (la seconda guerra mondiale) da queste parti ha lasciato il segno. Ma basta fermarsi un momento e lasciar vagare lo sguardo tra la valle del Foglia che si apre sotto la piazza centrale (“Belvedere”, appunto) e le case ordinate lungo la via Parrocchiale per sentirsi avvolti da un’atmosfera speciale. Del resto, se laDirce ha mosso i suoi primi passi in questo piccolissimo borgo una ragione ci sarà.

 

Belvedere Fogliense - scorcio 2012

 

Lo spirito del luogo più allegro che mai occhieggia lungo le mura e si nasconde tra i vicoli, guidandoci a spasso nei secoli attraverso le tracce del passato.
La rocca malatestiana, una delle tante che punteggiavano le colline tra Marche e Romagna, non esiste più: nel 1886 gli operai chiamati dai proprietari per demolirne gli ultimi resti furono presi a sassate dai “capifamiglia” del paese, contrari all’abbattimento. Le proteste non valsero purtroppo a salvare l’imponente costruzione, proprietà dei Malatesta almeno dal 1334. Peccato, almeno a giudicare dalle parole di Gian Andrea Lazzarini (1757) e dagli acquerelli del pittore faentino Romolo Liverani, che ne documentò lo stato nel 1851: Merita di non esser posto in oblivione quanto mi diceste… della rocca di Montelevecchie di cui mi faceste osservar le pitture fatte eseguire da Malatesta Senatore verso il termine del XIV e il principio del XV secolo… (Gian Andrea Lazzarini a Annibale Degli Abati Olivieri, 1757).

 

Romolo Liverani - Montelevecchie
Romolo Liverani, 1851. La rocca di Montelevecchie, da “L’Isauro e la Foglia”, Pesaro 1986

 

E’ invece ancora in piedi, sebbene rimaneggiata più e più volte nel corso degli anni, la chiesa di San Donato, documentata dalla fine del XIII secolo e in parte addossata alla rocca. Qui sono custodite le spoglie di Ugolino Malatesta delle Camminate, ritiratosi nel 1300 a vita penitente in un piccolo terreno isolato sul Foglia, fatto beato dalla devozione popolare. Secondo la tradizione lo stesso Beato Ugolino sarebbe l’autore della splendida statua lignea di Maria, visibile a fianco dell’altare. Anche i più razionali in paese sono pronti a giurare che ogni tanto Ugolino dia segno di sé battendo dei colpi sulle pareti della canonica (“ci si sente”), forse per ricordare la definitiva traslazione delle sue spoglie, avvenuta nell’Anno Santo 1925 grazie a monsignor Bonaventura Porta, vescovo di Pesaro, il quale

permise che venisse demolito un muro dalla parte del corridoio comunicante tra la casa parrocchiale e la sagrestia, ove si sapeva esistere una cassa di legno con un corpo ritenuto del Beato Ugolino Malatesta delle Camminate…  Aperto il muro, Mons Vescovo Porta constatò l’esistenza della cassa di legno, fasciata con fettucce bianche e sopra un bastone di olmo… I sigilli però erano stati già manomessi nel 1867, in occasione della ricostruzione della chiesa, quando la cassa fu ritrovata e riposta nello stesso luogo, come testimonia una scritta apposta dal capomastro Domenico Giammarchi: Giammarchi Domenico pose questo Beato, 1867 (Giovanni Gabucci, 1925).

 

Belvedere Fogliense - San Donato
Belvedere Fogliense, la chiesa parrocchiale di San Donato

Infine, le “vegliarde“. Dopo circa sette secoli di onorato servizio il fascinoso nome di Montelevecchie (Mons Vetularum, Monte delle Vecchie), documentato dal 1228, fu archiviato per lasciar spazio al più ‘moderno’ Belvedere Fogliense. Il cambio fu insistentemente richiesto dagli stessi “capifamiglia” del paese, che nella primavera del 1921 inviarono una petizione in tal senso al Prefetto; pochi mesi dopo, con il benestare del Consiglio comunale, il sindaco di Tomba di Pesaro (che sedici anni dopo sceglierà di diventare Tavullia), “ha l’onore” di inoltrare al re la richiesta dei cittadini affinché

il nome del paese di Montelevecchie venga cambiato in quello di Belvedere Fogliense. Le ragioni… consistono nel fatto che la denominazione è brutta, inelegante, non collegata ad alcun ricordo storico locale… Il paese invece è situato a circa 20 km da Pesaro su di un colle che si eleva sulla vallata del fiume Foglia nel punto in cui si aprono la parte superiore ed inferiore della medesima e offre un panorama magnifico agli occhi dell’osservatore e dei vari visitatori che vengono dal forese…

Siamo nel 1922, e in una campagna non troppo dissimile da quella descritta poco più di trent’anni prima dall’Inchiesta Jacini appare comprensibile la preoccupazione degli abitanti dell’antico castello malatestiano, tutti presi a far bella figura con i “visitatori che vengono dal forese”. Il panorama è in effetti degno di nota, ma le vegliarde non cedono i loro diritti: per molti, e non solo per “gli anziani”, Belvedere è ancora Montelevecchie anzi, Montliveč, alla romagnola.

Se per un momento ci abbandoniamo alla fantasia… potremmo pensare a tre maghe (il numero in questi casi è obbligato), tre vecchiarde appunto, appollaiate come civette (striges = streghe) in qualche anfratto della roccia, lassù su quel balcone incomparabile affacciato da oltre duecento metri sulla Valle del Foglia, sulla magica atmosfera della quale non finiremo mai di insistere (Luigi Michelini Tocci, 1975).

Se queste righe vi hanno incuriositi, curiosate qui per scoprire le altre storie  di Montelevecchie e dei suoi abitanti. Buona lettura!

 

Belvedere Fogliense - panorama
Belvedere Fogliense, il panorama sulla valle del Foglia
ladirce

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