Monteciccardo, al Conventino tra memorie e profumi

Un certo Bernardino Fabbri, d’età molto aggravata, essendo un giorno andato a Pesaro, ed ivi trattenutosi per i suoi interessi tanto verso sera che giudicò per la debolezza e per la Vecchiaia non potere di giorno giungere all’Abitazione di Monte Cicardo distante da Pesaro Otto Miglia; onde si portò al Convento de’ Padri Zoccolanti Riformati, chiamati in Pesaro li Padri di San Giovanni, e chiedendo per carità l’alloggio per quella sera: ma per sua disavventura non vi essendo allora in Convento alcuno di que’ padri a quali egli aveva più volte fatta la Carità in Monte Cicardo, non poté ottenere la carità dell’Albergo; onde molto di malavoglia uscì dalla Città per ritornare a Monte Cicardo, e caminando a passo lento, giunto a Calibano solo due miglia distante da Pesaro, e sopraggiunto dalla Notte, e da una grande, e furiosa Pioggia, con Grandine, non ebbe forza di seguitare il viaggio, onde costretto dalla necessità con tutta umiltà chiese per l’amor di Dio l’Alloggio a molti di Calibano, e niuno lo volse ricevere; finalmente ricorso con lacrime a nostri Padri Serviti di Calibano, e subito fu ricevuto con tutta umanità e carità e fu trattato con tutta la Civiltà. Nel seguente giorno ringraziò vivamente li Padri e ricordevole, d’essere stato ricevuto con tanta benignità, promise, che sempre tenuto avria gratissima memoria di quella caritativa Ospitalità…

Morì Mastro Bernardino poco dopo, e la moglie diede subito esecuzione alla volontà del marito. L’anno 1519 nel Capitolo generale adunato in Udine il dì 12 Maggio fu accettata la detta eredità e fu mandato in Priore il Padre Pietro da Pesaro, perché principiasse a fabbricare il Convento, il quale rimanesse unito a quello di Pesaro (Tommaso Briganti, 1784).

I lavori di costruzione del convento dei padri Serviti (per tutti, da sempre, ‘Il Conventino’) iniziarono nel 1520, ma la struttura raggiunse l’assetto definitivo solo sul finire del ‘700. Soppresso definitivamente il convento nel 1861, dopo l’Unità d’Italia, l’edificio divenne di proprietà del Comune e alla fine della I Guerra mondiale l’area adiacente alla chiesa fu adibita a cimitero. Dopo il 1944 il Conventino fu sede del Municipio, e quindi utilizzato come abitazione, fino agli anni Settanta del ‘900; riaperto al pubblico nel 1988, fino al 2013 il Conventino ha ospitato importanti eventi culturali incentrati sull’arte contemporanea e sui suoi legami con il territorio.

Romolo Liverani, la chiesa del Conventino (1851)
La chiesa del Conventino in un disegno di Romolo Liverani, 1851

Da oltre duecento anni assenti dai corridoi del convento, i frati – o almeno il loro ricordo – sono tornati con grande successo a riaffacciarsi su queste colline grazie all’intraprendenza di Egidio Marcantoni e suo figlio Mattia, che con la loro azienda agricola Il Conventino da qualche anno producono oli e vini d’eccezione. Fra’ Bernardo, Fra’ Giocondo, Fra’ Evaristo sono infatti solo alcuni dei nomi assegnati a extravergini pluripremiati in Italia e all’estero (è davvero impressionante la sequenza di riconoscimenti esposti nella grande sala centrale dell’azienda), ottenuti da olive macinate in frantoio “continuo” all’interno della tenuta entro le 24 ore successive alla raccolta. I venti ettari di uliveto sono certificati biologici, sottolinea Mattia, 29 anni, oggi alla guida dell’azienda agricola fondata dal padre Egidio nel 2003, mentre per il vino la prima vendemmia in conversione è del 2015. Nel 2018 anche tutto il vino sarà biologico.

Gli oli e i vini del Conventino sono puntualmente recensiti sulle migliori guide, e tra i premi più recenti spiccano le due medaglie d’oro (su quindici assegnate all’Italia) al Sangiovese Cardomagno e al Bianchello Brecce di Tufo vinte al Concours International de Lyon, dove si sono distinti tra gli oltre 500 vini in concorso. Dopo essersi affermata in Italia, l’azienda è molto apprezzata anche dal mercato estero: in Europa soprattutto in Olanda, Belgio e Germania, con incursioni in America, Australia e Giappone.

Sin dal 2012 i vini del Conventino accompagnano puntuali le uscite della Dirce: torneremo presto a incontrare Egidio e Mattia per farci raccontare i loro inizi e i loro progetti futuri; nel frattempo eccovi alcuni bellissimi scatti realizzati da Lorenzo Di Loreto durante uno dei press tour di Un paese e cento storie.

 

ladirce

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